Storia

 

 ACI CASTELLO

Aci Castello prende il suo nome dal castello eretto su una rupe basaltica a strapiombo sul mare. Una singolare struttura a globi di basalto ricoperti di una crosta vetrosa frutto di un’antica eruzione sottomarina. In realtà i faraglioni e l’isola Lachea, così come la rupe su cui sorge il castello, sono il prodotto di un fenomeno vulcanico sottomarino, risalente a 500.000 anni fa, quando la zona sommersa dal mare corrispondeva ad una vasta area nota come “Golfo pre-etneo”. Queste eruzioni sottomarine diedero origine ai “Pillows”, rare vulcaniti che si originano dalle colate laviche basaltiche. Il castello, costruito fra il 1071 e il 1081, risale all’epoca normanna e appartiene ai Vescovi di Catania. Il castello appare nella quasi totale integrità, sebbene la storia l’abbia consegnato nel 1297 al ribelle Ruggero di Lauria, che qui si stabilì fino a quando gli fu strappato da Federico II d’Aragona e poi dagli Alagona. A causa del suo utilizzo prevalentemente militare, venne modificato strutturalmente nei secoli XIII e XIV, successivamente nei secoli fu adibito ad uso residenziale. Da sopra è possibile ammirare il paese e tutta la costa, da nord a sud. Al suo interno vi è un piccolo orto botanico ed il Museo civico con sezione archeologica e naturalistica, con pezzi dal paleolitico al medioevo. Dal castello ha inizio la Riviera dei Ciclopi, una scogliera caratterizzata dalla presenza dei faraglioni. Le origini del comune di Aci castello risalgono all’anno 1518, quando l’imperatore Carlo V rese libera la zona di Aci erigendola a comune. Anche Aci Castello ha subito nel tempo le devastazioni dei terremoti, dei maremoti e delle eruzioni vulcaniche. Il terribile cataclisma del 1169 distrusse il paese e costrinse gli abitanti a trasferirsi nelle zone limitrofe. Dopo essere stata ricostruita, Aci Castello fu nuovamente distrutta dal terremoto del 1693; e nonostante ciò i sopravvissuti la ricostruirono ancora una volta nel 1718. Oggi il territorio di Aci Castello si estende per 8,65 km² e conta circa 18.000 abitanti. Il comune è diviso in quattro frazioni Aci Castello, Aci Trezza, Ficarazzi e Cannizzaro. Ad accrescere il fascino della zona di Aci Castello, insieme alla storia e dalla natura, è anche il mito di Aci, pastorello innamorato della ninfa Galatea, ucciso dal ciclope Polifemo per gelosia e Galatea in un ultimo tentativo di tenerlo in vita, trasforma il sangue del suo amato in acqua di sorgente. Aci diviene così un dio fluviale. Questo fiume che sfocia a Capomulini, ha dato il nome ai paesi che attraversa. Anche il nome della frazione di Aci Trezza è legato alla leggenda del pastorello Aci, mentre la parola “trezza” si riferisce alle tre punte dei faraglioni. L’Odissea narra che questi sono stati lanciati da Polifemo contro Ulisse che lo aveva accecato spingendo un palo ardente nel suo unico occhio; l'eroe poi è fuggito a con i suoi compagni aderendo alle pancia delle pecore che appartenevano al ciclope. Accanto alle rocce è situata l’isola Lachea che attualmente è una stazione di ricerca biologica dell’Università di Catania.

 

ACITREZZA

Acitrezza Nacque come sbocco a mare della città di Aci SS Antonio e Filippo negli ultimi anni del 1600: era allora quel territorio una contrada inabitata e selvaggia dove un'isoletta ed un arcipelago di scogli, sormontato da tre faraglioni, riuscivano a dare qualche riparo alle barche. I principi Riggio capirono che bisognava popolare quella zona e costruirono le prime case che furono affittate a marinai di zone vicine (e non) incentivati e pronti ad un'avventura dai contorni non certi. Furono allestiti il molo, la Chiesa, le due torri per la difesa, i magazzini, il fondaco, la "potega" e nacque anche un'amministrazione locale, oltre naturalmente al parroco (anzi all'arcipresbitero) che era la vera guida del paese: ciò fu ufficializzato nel 1691.I primi decenni di vita non furono facili ma l'avvedutezza dei Riggio, unita all'intraprendenza commerciale dei più facoltosi catenoti e dei vicini castellesi, fecero di Trezza uno degli scari più importanti della Sicilia a metà del ‘700.Luigi Riggio aveva fatto edificare dopo il 1730 altre case ed altri magazzini, rendendo inoltre splendido il suo palazzo vicino al mare, oggi praticamente scomparso così come la più grande delle torri di difesa. Aveva poi creato una strada carrozzabile che da Trezza giungeva a S. Maria della Catena e, grazie al suo ruolo di Grande di Spagna ed ai contatti che aveva un po' dappertutto, faceva affluire nello scaro barche di ogni tipo. Fu anche ambasciatore in Francia, e da Trezza, in particolare, partivano persino formaggi etnei per quella illustre sovrana. Con quella Nazione in ogni caso i contatti furono frequentissimi. Le navi francesi (così come di altre nazioni) giungevano talora direttamente nel porticciolo di Trezza ma più spesso tali contatti avvenivano a Messina. Le merci erano portate lì via mare ed imbarcate su bastimenti più capienti. Tuttavia non si pensi che le barche che partivano da Trezza fossero di poco conto: i loro occupanti generalmente erano più di una dozzina ed esse erano munite anche di cannoni per difendersi qualora fossero state attaccate dai soliti malintenzionati.Riggio tentò anche di rendere il porto più sicuro bombardando il lato sud dell'isola e cercando di unirla ai Faraglioni; tutto fu però inutile perché la forza del mare abortì presto i tentativi che occuparono tutto il mese di agosto dell'anno 1748.

 

Nel 1800 il commercio cominciò a languire nel porto davanti ai Faraglioni; il mare restava la ragione di vita ma la pesca rendeva davvero poco e le condizioni di vita divennero sempre più precarie nel villaggio che intanto nel 1828 era entrato a far parte del Comune di Aci Castello.Il 1900 portò, di decennio in decennio, una nuova forza trainante: il turismo. Trezza è così divenuta ricca di alberghi e di locali di intrattenimento e di ristorazione per una folla sempre più varia che affolla ora, soprattutto le notti estive, il Lungomare dei Ciclopi e le sue strade.La pesca nel dopoguerra è divenuta una forza trainante, anche se deve dividere il mare (e il porto) con la nautica da diporto, e i grossi pescherecci uscendo al largo navigano tranquillamente per l'intero mediterraneo. Il mercato del pesce è uno dei più importanti della Sicilia. Le parrocchie sono due: S. Giovanni Battista, titolare dell'antica (e preziosa) chiesa che guarda il mare davanti al vecchio porto, e la Madonna della Buona Nuova, per il cui culto è stata creata la parrocchia sulla collina di Vampolieri.E' attesissima ogni anno la festa del Battista con manifestazioni folkloristiche (U pisci a mmari, in particolare) da non perdere.La passeggiata in barca tra i Faraglioni e l'Isola Lachea nell'Area Marina Protetta è obbligatoria, ma è piacevolissima anche quella tra le viuzze alle spalle ed ai lati della Chiesa del Battista dove, nascosto tra le case, si può ammirare il Bastoncello, una delle due antiche torri di Trezza.